da
un articolo pubblicato sulla rivista Dental
Tribune - 2006
LA NUOVA IPNOSI SULLA
POLTRONA DEL DENTISTA
Utilizzo l’ipnosi
ericksoniana nel mio studio odontoiatrico da
quasi vent’anni.
Spesso mi sono arrivati pazienti definiti dai colleghi che me li inviavano “impossibili
da trattare” : attacchi di vomito, terrore o fobia della poltrona, ansia
apparentemente ingovernabile, mascelle serrate; questi i sintomi più frequenti.
Come studioso del genere umano, oltre che come professionista della salute,
ho iniziato molti anni fa a riflettere sul come utilizzare al meglio le risorse
dei pazienti che giorno dopo giorno si siedono sulla mia poltrona, a cercare
e ricercare come tali risorse potessero essere utilizzate nella pratica terapeutica
e, in definitiva, quali fossero le chiavi d’accesso più efficaci
per raggiungerle.
Sebbene l’ipnosi sia una pratica terapeutica tra le più antiche
nella storia dell’umanità, il suo riconoscimento scientifico è piuttosto
recente: Jean Martin Charcot, il neurofisiologo della Salpetrière di
cui Sigmund Freud fu allievo, “ottenne che la terapia ipnotica venisse
accettata dall’Académie des Sciences, che nei cento anni precedenti
aveva negato per ben tre volte al magnetismo qualunque dignità scientifica”.¹
“Questo perché l’ipnosi è stata considerata
una questione di magia, occultismo, superstizione. L’ipnosi, invece,
in realtà è una questione di meccanismi mentali, e perché non
dovrebbe la scienza essere interessata al funzionamento di questi meccanismi?
Le cellule celebrali controllano effettivamente il corpo in un gran numero
di modi – dal punto di vista neurologico, fisiologico, e anche psicologico.
L’ipnosi entrò davvero a far parte della medicina moderna nel
secondo decennio di questo secolo, quando la gente cominciò ad interessarsi
a quel concetto particolare chiamato medicina psicosomatica”.²
Pur nella nuova concezione scientifica, è inoltre estremamente rilevante
la distinzione tra Ipnosi Tradizionale e Ipnosi Ericksoniana.
L’Ipnosi Tradizionale è caratterizzata da uno stile impositivo,
direttivo. Il paziente subisce in modo del tutto passivo le direttive dell’ipnotista,
vengono ricercate le risposte ideomotorie eclatanti, che confermerebbero, secondo
questa scuola di pensiero, il buon andamento della terapia.
Nell’Ipnosi Ericksoniana gli interventi effettuati hanno carattere apparentemente
minimale, l’attenzione del terapeuta è volta a cogliere i micro-segnali
che indicano lo stato attuale del paziente e le ulteriori evoluzioni possibili.
Milton H. Erickson, padre della Nuova Ipnosi, o Ipnosi Moderna, ha intuito
attraverso un lungo lavoro personale che entrando in relazione col mondo dell’”altro” la
guarigione avveniva in modo molto più rapido ed efficace.
Qualche collega a questo punto potrà chiedersi quali siano i vantaggi
del conoscere la materia nella pratica odontoiatrica.
L’apprendimento dell’ Ipnosi Ericksoniana e’ estremamente
utile in primo luogo per gestire al meglio le nostre risorse come terapeuti,
esposti giorno dopo giorno alle tensioni e ai disagi dei nostri pazienti (oltre
che, come chiunque, alle fatiche del vivere).
Di seguito intendo fornire un breve elenco dei campi di applicazione della
materia nella nostra pratica terapeutica quotidiana.
I CAMPI DI APPLICAZIONE DELL’ IPNOSI
ERICKSONIANA IN ODONTOIATRIA:
- facilitazione della relazione di affidamento da parte del paziente, compliance,
diminuzione dell’ansia
- fobia del dentista
- controllo della scialorrea e della scialopenia non organica
- patologie psicosomatiche tipo sindrome”bocca che brucia”
- bruxismo
- claustrofobia da diga,fobia da rumori,odori,visione degli strumenti
- modifica di abitudini maladattative: deglutizione atipica, succhiamento del
pollice, onicofagia, interposizione dentale o labiale di oggetti
- intolleranza alle protesi o ai dispositivi ortodontici
- pedodonzia
- diminuzione del riflesso faringeo e del vomito
- controllo del sanguinamento e dell’edema
- algie,algie facciali,temporomandibolari
- diminuzione o abolizione dell’anestetico in pazienti a rischio(ipertesi,diabetici
ecc.)
- analgesia e anestesia in tutti quei pazienti in cui non sia possibile usare
l’anestetico (fobia per l’ago,allergie)
- ricerca e, ove possibile, stabilizzazione della relazione centrica
Un
dubbio che mi è stato sollevato numerose
volte da coloro che, non conoscendo la materia,
ne intendevano valutare le possibilità operative
nella propria attività quotidiana è relativo
al fattore tempo. Quanto tempo per impiegare
l’ipnosi con un paziente?
Come sarà stato intuibile quando poco fa parlavo di utilizzare al meglio
le risorse proprie e del paziente è evidente che la logica di fondo è quella
dell’ottimizzazione.
Utilizzare l’Ipnosi Ericksoniana in uno studio odontoiatrico significa
mediamente risparmiare tempo, in alcuni casi impiegarlo al meglio in una
prima fase per poi risparmiarne molto in futuro.
Recentemente, ad esempio, mi è stato inviato un paziente maschio di
48 anni che da più di vent’anni non effettuava cure odontoiatriche,
se non la detartrasi, in quanto allergico a vari antibiotici, antinfiammatori
e persino al cortisone. Era per lui evidente la necessità di un
intervento sia conservativo che protesico abbastanza esteso.
Essendosi rifiutato di effettuare anche le prove allergologiche all’anestetico,
abbiamo deciso, di comune accordo, di utilizzare l’ipnosi per il
controllo del dolore.
In prima visita si è dunque proceduto con un’induzione ipnotica
tale da portare il paziente, seduto sulla poltrona odontoiatrica in modo
da riprodurre le stesse condizioni della terapia, in uno stato di trance
di livello
medio.
Le suggestioni impiegate si sono riferite semplicemente alle tematiche
del benessere e del rilassamento. Inoltre, una volta accertato un buon
livello
di trance, ho utilizzato ciò che in termini tecnici si definisce suggestione
post ipnotica con ancoraggio: “quando ti toccherò la spalla ti
rilasserai nello stesso modo in cui sei rilassato ora. Allo stesso modo quando
ti toccherò in bocca con un dito quella parte diventerà insensibile”.
Si noterà l’utilizzo di un linguaggio ridondante, utile per
produrre in ipnosi gli effetti desiderati.
Portata a termine l’induzione e verificato lo stato di benessere del
paziente, gli ho chiesto di aprire la bocca e dopo averlo toccato con un dito
sulla spalla in un punto ben preciso (tecnica dell’ancoraggio) ho
proceduto a toccare, sempre con il dito e come preannunciato, una parte
circoscritta
della bocca, ovvero la zona palatale e vestibolare di 14 e 15 e gli stessi
denti.
Dopo qualche istante il paziente, su mia richiesta, ha riferito che cominciava
ad avere una strana sensazione “come se si stesse addormentando la parte,
un formicolio come quando si addormenta una gamba o una mano”.
Lasciato che il fenomeno procedesse per qualche minuto gli ho chiesto di
risvegliare la parte “proprio come si fa quando ci si addormenta una gamba”.
Ottenuta la restituito ad integrum e conversato qualche minuto ho ripetuto
brevemente tutto il percorso, in modo da consolidare il risultato. Infine,
abbiamo fissato l’appuntamento successivo 2 giorni dopo.
In seconda seduta il paziente, memore della prima volta, si è presentato
fin da subito tranquillo e pronto al lavoro ed al richiamo dell’ancoraggio
ha ottenuto un’anestesia sufficientemente profonda da poter procedere.
Nelle sedute successive, con l’aumentare dell’esperienza del paziente
a questo tipo di pratica, l’anestesia è stata ottenuta in modo
sempre più rapido ed efficace.
1.Camillo Loriedo, Dal “sonno
magico” alla Nuova Ipnosi, in IPNOSI
E TERAPIE IPNOTICHE, Ponte alle Grazie, Milano,
2006
2.Milton H. Erickson, GUARIRE CON L’IPNOSI,
vol. I, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1984
Dott. GianCarlo Di Bartolomeo
Medico specialista in Odontostomatologia
Direttore del Milton Erickson Institute di Torino
Per informazioni: 011 619 37 65
www.ericksoninstitute.it
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