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Studio su effetti dell’ipnosi nel trattamento del dolore

Ansia, depressione e dolore sono presenti nel 50 per cento dei pazienti terminali e ne modificano grandemente l’immagine e l’identità personale. Lo scopo delle cure palliative è il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile per i pazienti e per le loro famiglie.
L’ipnosi in tale contesto rappresenta uno strumento utile applicabile a diversi livelli nella gestione del malato terminale. Oltre a poter controllare i sintomi della malattia, aiuta a gestire gli effetti collaterali dei trattamenti, e sul piano psicologico contribuisce a controllare ansia e depressione. Uno studio condotto dal Milton Erickson Institute di Torino ha valutato, in 30 pazienti di età compresa tra i 55 e i 72 anni in fase terminale, la correlazione tra l’efficacia del trattamento ipnotico nella riduzione del dolore e la percezione di un miglioramento del benessere come diminuzione dell’ansia e della depressione legate al sintomo dolorifico. L’utilizzo dell’ipnosi nei soggetti esaminati in 6 settimane ha favorito una riduzione della percezione del sintomo dolorifico del 41% secondo la scala di VAS con conseguente riduzione dei livelli di ansia del 60% corrispondente ad un passaggio da grave a lieve secondo la scala HADS; la depressione si è ridotta del 67% passando da grave a moderata. Questi risultati sono stati accompagnati da un miglioramento della qualità di vita rispetto ai limiti imposti dalla malattia. La dott.ssa Piera Rosso ha presentato i dati preliminari del lavoro al XIX Congresso Nazionale della Società Italiane di Cure Palliative in corso al Centro Congressi Lingotto di Torino.
“L’ipnosi permette di controllare le sensazioni dolorifiche e consente - spiega la Dott.ssa Piera Rosso, psicoterapeuta del M. Erickson Institute - una riduzione del dosaggio dei sedativi facendo recuperare ai pazienti lucidità e tempo prezioso da trascorrere con i propri familiari in un periodo estremamente significativo della loro vita”. L’ipnosi in pazienti che presentano difficoltà, legate non solo alla componente sintomatica della malattia ma anche difficoltà nell’affrontare ed adattarsi alla graduale perdita di funzionalità e di indipendenza nelle attività quotidiane, ha un valore enorme poiché permette il coinvolgimento attivo della persona nel progetto di cura, favorendo la percezione di poter riacquistare il controllo sulla propria vita. È uno strumento “a misura d’uomo” estremamente efficace e in grado di modificare processi di pensiero e meccanismi fisiologici. Può affiancare la normale routine medica e psicologica apportando un contributo significativo al benessere del paziente, migliorando quindi la sua qualità di vita.
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